antonio de simone
 

Prof. Antonio De Simone

Archeologo - Presidente Distretto Turistico Ager Nolanus

Il nuovo racconto per immagini di Giuseppe Ottaiano propone alla nostra attenzione le acque nel nostro Territorio. Se il mare ha accolto, fin dall’VIII secolo, i popoli che hanno fondato le colonie magnogreche, esplorando le acque dell’entroterra o prossime alla costa si compie un cammino a ritroso nel tempo, lungo il quale i corsi e gli specchi d’acqua ci permettono di tessere la trama di una storia che si snoda con caratteristiche peculiari, nelle quali non è difficile ritrovare legami con il presente e con le radici culturali dei contemporanei. Risorsa fondamentale per ciascuna forma di vita, sia animale o vegetale, l’acqua attirò, fin dalla preistoria, le genti che si stanziarono nei territori in cui essa era presente e dove la sua forza rinnovatrice permetteva facilmente la vita. Gli uomini compresero presto che l’acqua andava conquistata, difesa, conservata, ingaggiando anche guerre per il suo possesso o normandone con accordi la condivisione, regolando così anche i rapporti fra di loro. Giunsero ad amarne i benefici, temerne la potenza, venerarne la grandezza. Innumerevoli i santuari e i templi elevati per il culto di questa o quella divinità delle acque, dall’antica Mefite alle ninfe boschive celebrate dal mito ancor prima della storia. In Campania l’acqua è risorsa culturale: il bimillenario acquedotto del Serino rimane un esempio di ingegneria civile romana che rese possibile l’approvvigionamento idrico di un territorio che comprendeva, fra le altre città, Puteoli, Cumae, Neapoli, Nola, Abella, Acerra, Baiae e Misenum, dove la Piscina Mirabilis ancora rappresenta una stupefacente testimonianza dell’antica tecnica idraulica. Le grotte di Capo Palinuro ci parlano di insediamenti preistorici; parchi naturalistico–archeologici come quello di Longola ci consentono di documentare la vita della protostoria campana; il lago Fusaro ci accompagna dal periodo magno greco fino al ‘700 Vanvitelliano; i fiumi e i laghi irpini definiscono l’identità di genti che conservano e trasmettono antichi riti e tradizioni. Una lunga strada trasparente lungo le cui tappe si sostanzia la vera essenza della società contemporanea, che si fa “solida” e non più “liquida”, proprio grazie all’elemento che il filosofo polacco Bauman usò per definirla.

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