antonio falcone
 

Prof. Giuseppe Caliendo

Dipartimento di Farmacia Università degli Studi di Napoli “Federico II”

“Terra d’Acque” conduce inevitabilmente il mio pensiero al “Cantico delle Creature”, sublime preghiera di ringraziamento all’Onnipotente per i doni con i quali ha voluto benedirci.
La mia formazione e il ruolo lavorativo, ancorché la bellezza delle nostre acque solleciti fortemente il lato emotivo del mio carattere, mi inducono però a considerazioni più prosaiche su un tema di scottante attualità.
È innegabile infatti che “Sorella Acqua”, a causa dell’azione delle più svariate attività antropiche, sia oggi riguardata principalmente come risorsa vitale strategica, come “problema”. L’acqua è all’origine di ogni genere di vita, componente principale degli esseri viventi: eppure noi possiamo utilizzarla solo in quantità ridotte, poiché circa il 97% di essa appartiene agli oceani ed è, quindi, salata.
La percentuale potabile di acqua non è distribuita equamente ed è appena sufficiente per le popolazioni della Terra. Tale “difficoltà di accesso all’acqua potabile”, appare inverosimile a chi, come me, è cresciuto bevendo la fresca e pulita acqua estratta dal pozzo. L’uomo contemporaneo si mostra inconsapevole dello scempio che sta operando ai danni di questo patrimonio vitale. Il fenomeno dell’inquinamento delle falde acquifere, attuato attraverso le attività industriali, agricole, civili, unitamente allo sfruttamento incontrollato, ha ormai depauperato la preziosa risorsa idrica, minando anche quella bellezza paesaggistica che da essa origina e che Giuseppe Ottaiano ci restituisce attraverso i suoi scatti, nell’intento di sensibilizzarci alla salvaguardia delle nostre acque di terra.
In questa moderna Torre di Babele la Verità appare sempre più lontana.
Mi piacerebbe che “Terra d’Acque” riuscisse a risvegliare un’eco-coscienza mirata e spingesse ad intraprendere le attività necessarie affinché “Sorella Acqua” non diventi per noi ”Acqua Matrigna”.
Le immagini di quest’opera esortano ciascun lettore a diventare “sentinella ambientale” per denunciare e fronteggiare le scelleratezze legate alle attività antropiche illecite. Il mio sogno è che possiamo chiamarci consapevolmente Figli di questa TERRA: non possiamo dichiararci “Figli” se poi avveleniamo nostra “MADRE”.

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